La continua espansione della monocoltura della nocciola richiesta dalla Ferrero, produrrà benefici per i coltivatori e per la collettività?

 

 

 

 

03 dicembre 2016

 

Un contributo alla comprensione può venire dalle ultime vicende:

– La Regione Toscana nell’aprile 2015 firma un protocollo d’intesa con l’ ISMEA (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) e la Ferrero Trading Lux Sa con sede in Lussemburgo, che favorisce l’incremento di 5 mila ettari di coltivazioni a nocciolicoltura entro il 2020.

– La Regione Piemonte il 30 Maggio 2015 sottoscrive un accordo con la Ferrero Hazelnut Company e  l’ISMEA per la realizzazione di ulteriori 5 mila ettari di terreno a nocciolicoltura.

– La Regione Lazio il 13 Maggio 2015 firma un accordo con l’ISMEA e la Ferrero Trading Lux S.A. per la realizzazione di nuove coltivazioni a nocciole su 10 mila ettari, circa 5 milioni di piante di nocciole nel  viterbese.

Le tre Regioni Piemonte-Toscana-Lazio (ma anche altre Regioni fra le maggiori produttrici Campania e Sicilia potrebbero essere interessate all’ampliamento della noccioli coltura) con questi accordi pianteranno alberi di nocciolo su 20 mila ettari, circa 10 milioni di piante, e inseriranno nei loro Piani di sviluppo rurale PSR 2014-2020 finanziamenti appositi, sosterranno e incentiveranno il comparto; l’Ismea metterà a disposizione le proprie competenze nella progettazione delle azioni e nella  realizzazione dei progetti, la Ferrero si renderà disponibile a cooperare supportando la ricerca, la formazione e lo sviluppo della corilicoltura anche tramite la stipula di contratti di  fornitura di medio e lungo termine con gli agricoltori.

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Nocciole

Nel Lazio la parte interessata è il viterbese, dove già insistono moltissimi terreni coltivati a noccioli.

Dopo i Piani integrati Mediterranei finanziati dalla Unione europea che hanno portato allo sviluppo della nocciolicoltura in tutto il viterbese, un nuovo progetto inserito nel PSR (Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Lazio) che prevede il sostegno all’ampliamento della coricoltura con fondi pubblici ed europei, per “indirizzare gli investimenti alle priorità chiave per la crescita”, ma anche nel segno della “sostenibilità ambientale”.

Il progetto si sviluppa in più fasi:

– servizi di formazione e assistenza tecnica per gli agricoltori;

– sviluppo di forme di cooperazione e aggregazione all’interno della filiera e di un settore vivaistico che assicuri la produzione di piante di qualità;

– strumenti d’incentivazione regionali, nazionali e comunitari, informazione, formazione e promozione dell’utilizzo degli strumenti economico-finanziari di Ismea;

– creazione di nuove aziende e riconversione delle esistenti.

 

Tutto ciò nei produttori di nocciole della Tuscia procura una nascente preoccupazione, per:

– l’aumento della produzione nazionale e mondiale con nuovi Paesi che da importatori sono divenuti produttori Australia, Argentina, Olanda, Cina, Corea;

– la concorrenza della Turchia che immette sul mercato grande quantità di prodotto;

– la possibilità per l’industria dolciaria di approvvigionarsi a prezzi che la stessa stabilisce.

 

Grande preoccupazione desta anche nella popolazione. Sarà davvero ricercata la sostenibilità ambientale oppure ci sarà ancora il tentativo di nascondere la realtà, così come si è verificato per i danni provocati dal metodi coltivazione esistente?

 

Come fugare queste preoccupazioni ?

Il metodo giusto c’è, ma va perseguito seriamente. Occorre puntare sulla qualità, anziché favorire l’affermazione della quantità del prodotto, anche perché il prodotto è quasi interamente destinato all’industria dolciaria, che giustamente dovrebbe imporre l’assenza di difetti fisici e precise caratteristiche morfologiche e fisico-chimiche.

Vanno, allora, revisionati i procedimenti adoperati per la coltivazione e abbandonata la chimica in agricoltura,  puntando decisamente verso il biologico. Solo così si eviteranno i disastri ambientali e si tutelerà la salute della gente.

Alcune aziende agricole biologiche dell’agro falisco e l’ordine dei geologi del Lazio hanno ben compreso la gravità della scelta e si adoperano nel tentativo di far comprendere che tale invasioni vanno regolate e disciplinate; assieme ad alcuni Comuni del basso viterbese e il Biodistretto lavorano alla redazione di regolamenti restrittivi per l’utilizzo dei fitofarmaci nelle nuove piantagioni e chiedono a gran voce di convertire l’agricoltura chimica in biologica con l’abbandono delle dannose, in tutti i sensi, monocolture e il ritorno alla policoltura.
Preoccupa, quindi, per gli aspetti sociali, ambientali ed economici sopra richiamati, l’esultanza dell’assessore all’agricoltura della Regione Lazio Sonia Ricci : “ Il 27% di tutte le nocciole che si producono in Italia, sono concentrate in una zona bellissima, che è Viterbo. Si vuole mettere intorno ad un tavolo anche piccoli produttori per dar loro un futuro in questo settore”.

Come possono, infatti, definirsi bellissimi i campi ben recintati dove è meglio che non entri nessun animale, sia esso uomo, cinghiale, uccello o scoiattolo, perché abbondantemente irrorati da diserbanti e concimi chimici ?  Quale futuro si offre ai piccoli produttori?

 

A nostro parere si offrono vantaggi momentanei, estremamente costosi per la collettività tutta, anche perché nel tempo si riveleranno dannosi per la salute di produttori e cittadini.

 

Quali sono, infatti, gli aspetti positivi dello sviluppo maggiore della monocoltura delle nocciole nei laghi di Vico e Bolsena, nei cui comprensori sono progettati altre centinaia di ettari?

Anche il lago di Bolsena diverrà come il lago di Vico, definito “malato in coma” proprio a causa delle monocoltura della nocciola?

Il disastro ambientale del lago di Vico, che potrebbe divenire irreversibile, dovuto specialmente all’uso incontrollato di fertilizzanti e di fitofarmaci, che aumentano l’eutrofizzazione e l’inquinamento, compromettendo la salute della popolazione, va fermato.  Occorre per questo l’impegno concreto delle associazioni ambientaliste, dei cittadini e delle istituzioni.

“L’uso massiccio di fertilizzanti azotati, che poi, a causa delle piogge, si sono riversati nel bacino lacustre, comporta l’aumento di queste sostanze nocive nelle acque” così afferma il prof. Giuseppe Nascetti, ordinario di Ecologia al Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell’Università della Tuscia, che da più di 20 anni studia lo stato di salute del Lago di Vico.

Poco ascoltati i suoi appelli e gli appelli fatti in numerosi convegni da molti medici e ambientalisti, richiedenti l’intervento delle istituzioni perché fosse invertito l’andazzo dello scarica barile delle responsabilità e soprattutto si ponesse fine all’inquinamento sistematico del lago ed infine si bloccasse la distribuzione di acqua avvelenata alla popolazione. Acqua che a causa delle microcistine cancerogene rilasciate dalla Planthotrix rubescens o Alga Rossa, oltre che per l’arsenico dovrebbe essere utilizzata esclusivamente per lo sciacquone. ( 1 Protezione civile Sicilia )

Acqua dichiarata dalla ASL e dalle ordinanze dei Sindaci non potabile, ancora immessa nelle condutture dei Paesi di Caprarola e Ronciglione, dopo impianti filtranti costati enormemente alla collettività.

Nonostante gli studi portati alla conoscenza di cittadini e istituzioni, inchieste giornalistiche, esposti e denuncie alla magistratura, interpellanze all’Unione Europea, interrogazioni parlamentari, si vuole ancora continuare l’opera distruttiva del lago di Vico e a distribuire questa acqua alla popolazione ?

Lo stesso PUA tanto sbandierato come risolutore dei problemi del lago, riteniamo invece abbia accentuato un modo di fare, che non ha permesso e non permette controlli sulle quantità utilizzate di prodotti chimici.

Il PUA (Piano di Utilizzazione aziendale) progettato dal Comune di Caprarola e fatto proprio anche dal Comune di Ronciglione, dobbiamo dirlo chiaramente, è una presa in giro delle popolazioni che ancora attendono la tutela piena del lago e la difesa della loro salute.

Perché la Regione Lazio, nonostante le nostre richieste, ancora non rivede la delibera che ha permesso la formazione del PUA in un comprensorio dove sono vietate per legge le immissioni nelle acque di sostanze inquinanti, proprio perché da utilizzare come potabili?

La legge R.L. n. 539 del 2/11/2012 BUR n.67 pag 215, è infatti un’assurdità giuridica perché mentre individua le aree di salvaguardia ambientale in tutta la conca del lago, al punto 6/3 permette di continuare l’uso di diserbanti e concimi chimici, attraverso i PUA. La qualità delle acque del lago di Vico da allora è peggiorata e documenti dell’Istituto Superiore di Sanità lo certificano, e nonostante ciò ne viene permessa la utilizzazione per le produzioni agricole, per l’abbeveraggio degli animali e la distribuzione nelle abitazioni di Ronciglione e Caprarola, sebbene siano in vigore le ordinanze di non potabilità.

L’ampliamento dei terreni per la monocoltura delle nocciole, è quindi un intervento che si inserisce in un ecosistema già compromesso, che andrebbe invece tutelato, per farlo tornare ad essere sano, oltre che bellissimo.

Fermare l’eutrofizzazione dovrebbe essere il pensiero preminente delle istituzioni. La perdita di beni ambientali danneggia enormemente il turismo e il valore del patrimonio immobiliare. Questo quanto è  accaduto per il Lago di Vico.

Finanziare allora l’impianto di altri noccioleti è quindi una scelta fatta “nel segno della sostenibilità ambientale”?

In zone protette come sono i laghi viterbesi Vico e Bolsena, tale scelta dimostra al contrario, che nella programmazione di interventi nell’agricoltura, vengono tenuti di poco conto i principi di tutela ambientale.

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Lago di Bolsena – La pesca

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Lago di Bolsena – Isola Martana

Mantenere in salute l’ambiente, le falde idriche, le acque di fiumi e dei laghi, la loro flora e fauna,  difendere la salute e l’economia delle popolazioni e degli operatori economici questo dovrebbe essere il compito delle istituzioni. Sono queste le scelte che debbono essere fatte se si vuole veramente il bene della gente ed in particolare delle generazioni future.

Raimondo Chiricozzi
Referente Prov. Viterbo AICS AMBIENTE

Note
1- Protezione civile Regione Sicilia

 

 

 

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A Tarquinia Comitati uniti nel chiedere la modifica del tracciato della Trasversale voluto dall’ANAS e la riapertura della ferrovia Civitavecchia Capranica Orte

Si è svolta a Tarquinia una interessante riunione per mettere a punto le iniziative da prendere al fine di far cambiare la scelta del tracciato per la costruzione della Trasversale stradale che l’Anas pretende costruire nella valle del Mignone. L’ANAS  infatti non ascolta nessuno tanto meno i cittadini che non vogliono sia distrutta un’area agricola produttiva. L’ANAS intende continuare l’opera dai costi ambientali ed economici incalcolabili, anche contro il comitato per la Valutazione d’impatto ambientale che vorrebbe la modifica del percorso.

Nel  complimentarci  con gli organizzatori, per l’organizzazione dell’evento, per la esposizione storica della vicenda trasversale, per gli interventi tutti e per le conclusioni tratte da Marzia Marzoli,  che rilevano l’amore che questi hanno per il territorio, vogliamo rimarcare purtroppo l’assenza dei rappresentanti delle istituzioni e dei politici, forse in altre faccende affaccendati.

Abbiamo notato anche in alcuni dei presenti, una rassegnata disperazione per il fatto di non essere ascoltati dalle istituzioni e per la presunzione dell’ANAS di voler fare ciò che vuole del territorio.

A tutti i componenti del comitato vogliamo dire: “Non ci si può rassegnare; la lotta democratica è sempre dura, perché di fronte si ha una controparte che ha il potere di decidere e spesso prova a mettere in atto manovre che non tengono in debito conto le istanze della gente, con questo svuotando la democrazia della sua sostanza vitale.

La vostra è una battaglia importante e va combattuta fino alla fine. Siete dalla parte della ragione e la vincerete, anzi la vinceremo insieme perché vogliamo esservi vicini. Se uniamo le  forze che abbiamo, ci riusciremo”.

La programmazione dello sviluppo di un territorio infatti deve essere a 360°, a tutto tondo, deve
considerare cosa offre il territorio in senso di viabilità e di ferrovie, deve considerare il valore dell’esistente agricoltura, beni ambientali e culturali ed una nuova opera deve essere il risultato di una analisi precisa. Se così il potere politico facesse si comporterebbe diversamente: la distruzione di ambiente verrebbe scongiurata,  la valutazione sul percorso della superstrada sarebbe molto più attenta, le infrastrutture ferroviarie esistenti sarebbero tenute in conto.

Anche la politica allora comprenderebbe che il trasporto merci deve essere fatto attraverso le ferrovie e non sulle strade e quindi si impegnerebbe seriamente per la riapertura della ferrovia Civitavecchia  Capranica Orte e si accorgerebbe che non serve stravolgere il territorio con una grande arteria che non rispetta l’ambiente e basterebbe la sistemazione e messa in sicurezza dell’Aurelia bis che può regalare maggiore turismo.

                                                                                              Raimondo Chiricozzi Referente per la provincia di Viterbo

2016.11.18

 

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Dal 1° Rapporto del Registro tumori della Provincia di Viterbo una chiara indicazione: la prevenzione può favorire la riduzione di malattie e morti.

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Dal 1° Rapporto del Registro tumori della Provincia di Viterbo una chiara indicazione:
la prevenzione può favorire la riduzione di malattie e morti.

L’8 novembre 2016 a Viterbo presso la sede dell’amministrazione provinciale è stato presentato a cura dell’ Associazione italiana registro tumori (AIRTUM) – Regione Lazio – ASL Viterbo – Sistema Sanitario Regionale, il 1° Rapporto del Registro dei Tumori istituito nella Provincia.

Alla riunione aperta a tutti i cittadini, hanno partecipato ospedalieri, medici e funzionari della ASL, la Direttrice generale ASL, pochi cittadini, qualche rappresentante di associazioni ambientaliste,il Sindaco di Nepi. Assenti ingiustificati gli altri Sindaci, i rappresentanti delle istituzioni, i medici di medicina generale.

Deplorevole la presenza così scarsa delle istituzioni ad una riunione importantissima per la conoscenza della situazione sanitaria della provincia e  ci auguriamo vengano interessate prontamente.

La dott.ssa Paola Michelozzi direttore UOC Epidemiologica Ambientale e coordinatore del registro tumori regionale, ci ha rassicurato quando ha affermato che intende incontrare i Sindaci di tutti i Comuni in riunioni aperte alla popolazione per discutere le iniziative da prendere a tutela della salute. Questo ci fa ben sperare su una presa di coscienza della situazione in modo che vengano messi in atto iniziative finalizzate ala eliminazione delle cause di quei particolari tumori che è stato detto, sono superiori alla media italiana e che hanno provocato nella provincia ben  5000 morti per  cancro dal 2006 al 2010.

Fra le cause principali dei tumori il tabacco, il radon e l’arsenico. Tante le iniziative in Italia rispetto il tabacco, pochissime verso la riduzione del Radon che nel viterbese è molto presente e largamente insufficienti quelle per l’arsenico.

Rispetto il radon l’AICS AMBIENTE con altre associazioni, da tempo cerca di sensibilizzare le istituzioni locali, regionali, nazionali e l’ Unione Europea, per la sua riduzione almeno dove è possibile e cioè ambienti comuni, scuole, uffici pubblici e abitazioni.

Va altresì rimesso al centro dell’attenzione, dato che è ormai riconosciuto come causa certa del cancro, il problema dell’arsenico. Basta col nascondere le cose spiacevoli, pensando forse di lasciarle agli amministratori successivi. Occorre darsi da fare perché venga completamente eliminato dagli alimenti, a cominciare dall’acqua, poiché anche in piccole dosi è dannoso alla salute.

L’Italia ha recepito la direttiva dell‘Unione europea del ‘98, con la legge 31/2001, fissando il limite massimo di arsenico nell’acqua potabile a 10 µ. Da allora le deroghe concesse hanno permesso la distribuzione di acqua con arsenico superiore ai 10 microgrammi fino al 31 dicembre 2012. Dopo il 31 dicembre 2012 le deroghe sono divenute autoderoghe e come noto ci sono ancora Comuni che non riescono a distribuire acqua con valori di arsenico inferiori ai 10 microgrammi. Altri comuni sono costretti ad emettere ordinanze di non potabilità, dopo breve tempo da quelle di potabilità. Va quindi affrontato il problema, in maniera diversa dalla scelta disastrosa e enormemente costosa dei dearsenificatori, effettuata dall’allora commissario Polverini Renata Pres della Regione Lazio. Le alternative ci sono e sono state presentate da tempo. Perché allora non viene ancora decisa la realizzazione di una conduttura che porti nel viterbese acqua potabile dal Peschiera?

Il malcontento nella popolazione è grande per il mancato rispetto di un diritto inalienabile quale quello all’acqua potabile ed è aggravato dalla non soluzione dei problemi e dalla scarsa sensibilità, che alcuni enti gestori del  SII dimostrano anche e soprattutto verso i nuovi poveri che spesso soffrono, dignitosamente, in silenzio.

Molti i comportamenti vessatori, oltre agli aumenti esagerati delle bollette, per un’acqua distribuita dalla qualità discutibile.

Possono infatti i cittadini ritenere di buona qualità l’acqua distribuita e fidarsi pienamente delle ordinanze di potabilità che si alternano in continuazione a quelle di non potabilità?

Il  funzionamento alterno dei dearsenificatori; i giorni che intercorrono tra il prelievo e le analisi e la lettera asl e l’ordinanza del sindaco. Infine, un ulteriore motivo che a noi sembra non attentamente valutato:  E’ qualitativamente idonea l’acqua distribuita durante la pulizia dei filtri ?

Finalmente un passo importante: Il registro dei tumori in Provincia di Viterbo. Questo sebbene esamini il periodo 2006-2010 , mette a nudo la realtà sulla salubrità del territorio.

A coloro che hanno lavorato alla realizzazione del registro dei tumori, a tutti coloro che dedicano la vita a favore della gente cercando di tutelare la nostra salute, va il nostro ringraziamento.

Occorre però che le istituzioni diano seguito alle indicazioni contenute nel registro dei tumori. Spetta ai rappresentanti delle istituzioni non sottovalutare i dati e gli studi che classificano gli elementi indicati come certi tumorali.

Vanno quindi prese iniziative per la vera prevenzione, riducendo la negatività degli inquinanti di base, tutelando pienamente l’ambiente che ci circonda. Ciò significa non immettere inquinanti nell’aria, nell’acqua, nella superficie.

Raimondo Chiricozzi
AICS AMBIENTE VITERBO

11 novembre 2016

 

 

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LA FERROVIA CIVITAVECCHIA CAPRANICA ORTE PUO’ DETERMINARE LO SVILUPPO DEL TURISMO NEL CENTRO ITALIA.

mappa ferrovia Civitavecchia-Capranica-Orte
15 ottobre 2016
“Trenitalia propone un nuovo modello in grado di recepire le diverse esigenze di mobilità.
È solo coniugando le politiche dei trasporti a quelle del territorio e alle esigenze di un turismo sostenibile e moderno che si possono creare le condizioni di sviluppo di un sistema davvero attrattivo offrendo maggiore capillarità nei collegamenti. Solo così si garantisce accessibilità ai luoghi e il ruolo di Trenitalia insieme a Fs sarà sempre più centrale nello sviluppo turistico nazionale”.
Questa l’affermazione che Trenitalia fa in un suo comunicato stampa del 14 ottobre 2016.
Che si sia finalmente giunti a comprendere l’importanza del territorio e che le ferrovie possono contribuire o addirittura determinare lo sviluppo economico dello stesso? E’ un’inversione di tendenza ?
Ce lo auguriamo. L’Italia tutta ha bisogno di sviluppare il turismo ambientale e culturale. Ne ha particolarmente bisogno il Centro Italia.
Da tempo i cittadini che fanno parte del nostro comitato e le associazioni che lo compongono si impegnano richiedendo il riequilibrio del territorio in particolare dell’area viterbese, reatina, umbra, bassa toscana e quella dell’alta provincia di Roma con Civitavecchia e il suo Porto.
L’accentramento che esercita Roma capitale infatti può essere contrastato solo con una forte iniziativa di queste popolazioni che rivendichi lo sviluppo in loco, imprimendo una svolta decisa, inversa a quella che ha fatto divenire quest’area un dormitorio per i pendolari costretti a portarsi per lavoro nella capitale.
Sembra che finalmente la svolta sta per essere presa. Certo la strada è lunga ma le avvisaglie non mancano Importanti le iniziative messe in piedi dalle istituzioni, quali: il Distretto rurale d’Europa, l’alleanza CIVITER
( Civitavecchia Viterbo Terni) , il Distretto Turistico Interregionale Etruria Meridionale. Ma anche iniziative dal basso quali quella che vede la realizzazione del Treno Turistico, per il 16 ottobre e che da Roma giunge a Manziana in occasione della Festa della Castagna . Dopo 22 anni un treno a vapore con le famose carrozze d’epoca “cento porte” percorrerà nuovamente la linea FL3 Roma Cesano Viterbo , verrà accolto a Manziana dalla fanfara dei Bersaglieri.
Treno organizzato dall’Associazione Terra Tua con posti tutti esauriti da tempo. Segno che i cittadini apprezzano queste iniziative.
Ecco perché vanno ripetute; ecco perché come comitato rivendichiamo da tempo la riapertura della linea ferroviaria Civitavecchia Capranica Orte. A Civitavecchia c’è un Porto importantissimo che può divenire il vero fulcro dello sviluppo di tutto il Lazio. Nel recente convegno dei giorni scorsi sull’Economia del mare promosso da Intesa SanPaolo nel salone dell’Autorità Portuale di Civitavecchia questa la conclusione unanime: “I numeri dello scalo già ora sono molto significativi per la Regione, ma in prospettiva possono essere ulteriormente implementati”.
Lo sviluppo del Porto di Civitavecchia in tutti settori deve far riflettere e considerare l’importanza della riapertura della linea ferroviaria CCO per il servizio merci viaggiatori e turistico. In particolare proprio il settore crocieristico, può creare sviluppo del nostro territorio individuato nell’area Tuscia Etruria Umbria . Civitavecchia è il primo porto crocieristico d’Italia e il secondo in Europa dopo Barcellona. “L’impatto economico generato dal porto in termini di passeggeri-crociere è quasi di 1 miliardo di Euro nel 2015” (da il messaggero 13 ottobre 2016 )
Quanti turisti potrebbero partendo da Civitavecchia raggiungere i paesi del viterbese dell’Umbria del reatino e dell’alta provincia di Roma, attraverso la riapertura della ferrovia Civitavecchia Capranica Orte?
La svolta, sembra, si stia concretizzando, almeno in Trenitalia che vuole essere d’aiuto allo sviluppo del turismo.
Le istituzioni e la politica comprenderanno questa opportunità da cogliere per il ripristino della ferrovia CCO, evitando così la distruzione definitiva dell’esistente patrimonio economico, ma anche e soprattutto culturale?
Notiamo, in verità, un timido ritorno al vero compito della politica e cioè la programmazione dello sviluppo; per questo motivo siamo ottimisti, poiché non sarà più possibile disconoscere l’importanza che riveste la riapertura della linea ferroviaria Civitavecchia Capranica Orte.
Raimondo Chiricozzi

COORDINAMENTO COMITATI PER LA RIAPERTURA DELLA FERROVIA CIVITAVECCHIA CAPRANICA ORTE
E LO SVILUPPO ECONOMICO DEL CENTRO ITALIA
Tel. 0761652027 – 3894440387 – 3683065221
email: coordinamentocomitati.ferrovia@gmail.com www.cafevirtuel.it
01037 Ronciglione VT

QUANDO VERRÀ FORNITA ACQUA POTABILE AI CITTADINI? QUANDO IL COMPORTAMENTO DEI DIRIGENTI POLITICI DEI GESTORI DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO SARÀ IMPRONTATO AL RISPETTO DEI DIRITTI DEI CITTADINI?

Avevamo sperato, pur essendo scettici sulla scelta di dotare i pozzi di dearsenificatori, che questi, voluti dalla presidente della Regione Lazio Polverini, potessero tenere sotto controllo, almeno nei limiti di legge la quantità di arsenico nell’acqua da distribuire come potabile.
Avevamo sperato, pur sapendo che l’arsenico nelle acque potabili non deve proprio esserci, che si passasse dai limiti di legge 10µ, alla sua graduale riduzione e quindi alla sua eliminazione.
Avevamo sperato, che le scelte della politica fossero state prese solo per tamponare la situazione, in quanto dettate dal diniego della Unione Europea ad ulteriori deroghe e quindi da quella che si era voluto far passare per emergenza e avevamo sperato che nel contempo venissero avviati i progetti per le scelte definitive, quali l’approvvigionamento di acqua potabile dove realmente c’è in abbondanza.
Avevamo sperato, che la direzione politica degli organismi di gestione del servizio idrico integrato avesse preso coscienza che la distribuzione di acqua non potabile addizionata da arsenico e altri veleni è dannosa alla salute dei cittadini.
Avevamo sperato, che la direzione politica dei gestori del servizio idrico integrato, essendo consapevole che l’acqua erogata con veleni è a rischio sanitario, vietasse gli aumenti delle bollette e che invitasse alla restituzione autonomamente di quanto stabilito dalla legge, senza costringere i cittadini a chiedere giustizia davanti al giudice.
Appunto avevamo sperato tutto questo ed invece è sotto gli occhi di tutti la situazione.
Riusciranno i nostri eroi a fornire alla popolazione acqua potabile ? Forse se l’Italia-Exit dalla Europa sì, magari definendola potabile, sebbene non lo sia.
Avevamo sperato anche in comportamenti seri da parte dei gestori del servizio idrico integrato ed invece …, non conoscono la vergogna e si comportano in maniera assurda calpestando i diritti, calpestando la dignità dei cittadini:
Alcuni comuni, che gestiscono direttamente il servizio, ostacolano i diritti dei cittadini, hanno aumentato il costo e si oppongono al pagamento sanzionato dal giudice, come rimborso per i danni procurati ai cittadini. La Talete spa, l’ibrido partecipato dal pubblico, infine, è storia di questi giorni, ai morosi addirittura ha asportato il contatore in maniera arbitraria e senza il preavviso dovuto come dalle leggi e dal regolamento sottoscritto ha distaccato gli utenti. Per bloccare questi assurdi e vergognosi comportamenti, fatti in un periodo di grandi difficoltà economiche, abbiamo chiesto l’intervento urgente della Prefetta di Viterbo (lettera allegata), del Presidente della Provincia, del Sindaco del Comune di Capranica, del Garante del SII della Regione Lazio.

Le vicende però insegnano che se noi cittadini non facciamo sentire la nostra voce, i comportamenti illegittimi e autoritari difficilmente si fermano. Occorre chiedere fermamente il rispetto della dignità delle persone, il rispetto del diritto all’acqua potabile, il rimborso del 50% sulle bollette pagate per l’acqua non potabile.
Per questo motivo, per motivi di giustizia, il Comitato Acqua Potabile-ADUC nelle sedi proprie di Viterbo e della UIL Viterbo e dei paesi della Provincia, per appuntamento tel .3683065221, continua nell’appoggio dei cittadini per la istruzione delle pratiche, per rivendicare di fronte al Giudice il diritto all’acqua potabile.
Raimondo Chiricozzi
13 ottobre 2016

ADUC – COMITATO ACQUAPOTABILE aderente AICS
Tel 0761652027 -3683065221 – 3894440387
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Via Resistenza, 3 01037 Ronciglione VT – Via Valle Piatta, 9 01100 Viterbo

allegato lettera alla Prefetta

Oggetto: Richiesta d’intervento urgente
Data 12 ottobre 2016
Al Prefetto provincia di Viterbo

Egregia dottssa Rita Piermatti Prefetto Viterbo,
siamo venuti a conoscenza che la società Talete spa sta chiudendo l’erogazione dell’acqua in abitazioni dove gli utenti non hanno pagato puntualmente le bollette, in particolare per difficoltà economiche che, in questo momento drammatico, i cittadini stanno vivendo. Ciò viene fatto senza il preavviso di 15 giorni previsto per legge e confermato nel regolamento del servizio idrico integrato, sottoscritto dalla Talete.
In alcune abitazioni di Capranica, la soc. Talete ha addirittura asportato il contatore e ciò è un fatto gravissimo che ci sembra sia punibile penalmente, poiché oltretutto non permette all’utente la visione dell’effettivo consumo di acqua.
Tutto ciò viene fatto nonostante la pessima qualità dell’acqua che viene distribuita, che è ancora addizionata di arsenico e altri veleni e pagata profumatamente. Questa è la reale qualità del servizio.
Sappiamo bene che tutto ciò incide sul comportamento delle persone, che sono costrette ad utilizzare acqua , che, a nostro parere, non dovrebbe nemmeno essere distribuita, perché dannosa alla salute.
Riteniamo per questi motivi il comportamento della Talete lesivo della dignità delle persone, illegittimo e ritorsivo nei confronti dei cittadini che hanno alzato la testa e protestato sospendendo i pagamenti in attesa di ricevere acqua veramente potabile e di cittadini in difficoltà economiche.
Le chiediamo signora Prefetto d’intervenire presso la Talete, invitandola al ripristino della erogazione dell’acqua e al rispetto della legalità, almeno quella riguardante il preavviso degli utenti morosi prima di effettuare i distacchi, previsto dalle leggi e dal regolamento del Servizio idrico integrato.
Distinti saluti.
Raimondo Chiricozzi

ADUC – COMITATO ACQUA POTABILE
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